Se mi guardi il curriculum in modo lineare, potrebbe sembrare un percorso deliberatamente costruito: diploma in ragioneria, specializzazione in digital marketing, laurea in informatica. Come se qualcuno all'inizio avesse detto: prima capisco l'economia, poi il marketing, poi il codice che fa funzionare tutto.
Non è andata così. Ogni tappa è stata una risposta a una domanda concreta che non avevo ancora le risorse per rispondere, non il passo successivo di un piano preordinato.
La ragioneria: capire come funziona un'azienda
Ho fatto il liceo scientifico per circa tre mesi, poi ho cambiato. Non perché la ragioneria mi attraesse in modo particolare, ma perché sentivo che il percorso scientifico era troppo astratto rispetto a quello che volevo: capire come funzionano le cose concrete — le aziende, i bilanci, i flussi di denaro.
L'Istituto Kennedy di Monselice mi ha dato esattamente quello. Cinque anni di contabilità, analisi dei costi, diritto commerciale, economia politica. Cose che all'epoca trovavo faticose e poco entusiasmanti, ma che si sono rivelate fondamentali in tutto quello che ho fatto dopo.
Quando gestisco campagne pubblicitarie e ragiono su CPA, ROAS e lifetime value, sto usando esattamente la stessa logica che usavo analizzando il conto economico di un'azienda a sedici anni. I numeri cambiano, il framework analitico è lo stesso.
L'ITS: il marketing come mestiere
Dopo il diploma non sapevo ancora cosa fare. L'università mi sembrava troppo teorica per quello che cercavo — volevo imparare facendo, non studiare in astratto. L'ITS Mario Volpato Academy a Vigonza era il posto giusto: due anni intensivi con aziende partner, project work reali, formatori con esperienze professionali concrete.
Ho finito con 96/100. Non perché fossi il più bravo, ma perché quel tipo di apprendimento — pratico, orientato ai risultati, con feedback costante — si adattava perfettamente al modo in cui funziona la mia testa.
I percorsi non lineari sono inefficienti nel breve periodo. Nel lungo periodo costruiscono un profilo che non ha concorrenti diretti, perché nessun altro ha percorso esattamente le stesse tappe nella stessa sequenza.
L'informatica: colmare il gap sistematico
Lavorando come developer Shopify e come performance marketer, ho capito che la mia comprensione del codice era superficiale nel senso sbagliato. Sapevo usare gli strumenti, ma non capivo davvero come erano costruiti. Questo creava dei limiti — non nell'operatività quotidiana, ma nella capacità di affrontare problemi nuovi.
La scelta di iscrivermi a Computer Science a Padova non è nata da un piano. È nata dalla consapevolezza che senza fondamenta solide in algoritmi e architetture software, il mio profilo avrebbe sempre avuto un soffitto.
Il vantaggio del percorso ibrido
Conoscere contemporaneamente il linguaggio del marketing, dell'economia e dell'informatica mi permette di fare cose che chi viene da un solo percorso fatica a fare. Posso parlare con un dev team e capire i trade-off tecnici di una scelta. Posso parlare con un board e tradurre i KPI di marketing in metriche di business. Posso capire perché una campagna funziona sul piano sia matematico sia psicologico.
Non è arroganza: è semplicemente che avere prospettive multiple su un problema produce soluzioni migliori di una singola prospettiva, per quanto profonda.
Quindi sì, sono contento di non aver pianificato tutto. I piani rigidi ottimizzano per un futuro che non esiste ancora. L'adattabilità ottimizza per il futuro che effettivamente arriva.