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Il Signore degli Anelli: il libro che ho letto a 13 anni e non ho mai smesso di pensare

Tolkien non ha scritto solo una storia: ha costruito un mondo intero — lingue, mappe, millenni di storia — con la cura di un ingegnere. Perché questo libro mi ha insegnato più sulla costruzione di sistemi di qualsiasi manuale tecnico.

Francesco Sguotti

FRANCESCO SGUOTTI

10 marzo 2026

Paesaggio boschivo di montagna — simile alle ambientazioni tolkieniane

Avevo tredici anni quando ho aperto per la prima volta La Compagnia dell'Anello. Lo avevo preso dalla libreria di mio padre, non per una ragione precisa — non ne avevo sentito parlare in modo particolare — ma perché era spesso, aveva una copertina austera e sembrava che ci fosse molto da leggere. Avevo ragione su quest'ultimo punto.

L'ho finito. Poi ho letto Le Due Torri e Il Ritorno del Re. Poi ho scoperto che esistevano Lo Hobbit, Il Silmarillion, i Racconti Incompiuti. Ho capito che quello che avevo tra le mani non era solo una storia fantasy: era un mondo.

La differenza tra una storia e un mondo

Tolkien era professore di filologia e linguistica a Oxford. Ha costruito la Terra di Mezzo partendo dalle lingue — l'Elfico, il Quenya, il Sindarin — non come accessorio della storia, ma come punto di partenza. Una lingua presuppone un popolo, un popolo presuppone una storia, una storia presuppone una geografia. Da lì sono venute le mappe, le genealogie, i millenni di eventi che precedono le vicende dei libri.

Quello che mi ha colpito, a tredici anni, non era tanto la storia di Frodo — bella e potente, ma non diversa da altri racconti di formazione — quanto la sensazione che quel mondo esistesse davvero, che ci fosse qualcosa oltre i bordi delle pagine. Anni dopo, quando ho letto le appendici e i testi che Tolkien ha lasciato incompiuti, ho capito perché: perché quel mondo esisteva davvero, almeno nella mente di chi lo aveva creato. Era stato ingegnerizzato.

Tolkien non ha scritto una storia ambienta in un mondo. Ha costruito un mondo e poi ci ha messo una storia dentro. La differenza è fondamentale — ed è la stessa differenza tra costruire un prodotto su una base solida e aggiungere funzionalità su fondamenta fragili.

Il parallelo con il lavoro

Quando costruisci una campagna di marketing seria, non inizi dagli annunci. Inizi dalla comprensione del cliente, del suo ciclo decisionale, delle obiezioni reali che emergono nelle trattative. Gli annunci vengono dopo — sono la superficie visibile di un sistema che deve reggere sotto.

Quando sviluppi un sito, non inizi dal design. Inizi dall'architettura dell'informazione, dal percorso dell'utente, dalla velocità di caricamento che condizioneranno tutto il resto. La grafica viene dopo.

Tolkien mi ha insegnato questo a tredici anni, senza saperlo insegnare. La solidità di qualcosa si vede non nel risultato finale ma nelle fondamenta. Puoi valutare la qualità di un'opera non da quanto è bella in superficie, ma da quanto regge quando cominci a fare domande sul come e sul perché.

I piccoli che fanno le cose grandi

C'è un altro aspetto che mi è rimasto: il ruolo degli Hobbit. In un mondo di Elfi immortali, maghi potenti e guerrieri leggendari, il compito più importante — portare l'Anello fino alla distruzione — tocca alle creature più piccole, meno potenti, meno ovviamente adatte. Frodo e Sam non hanno nessuna qualifica particolare. Hanno solo la determinazione di finire quello che hanno iniziato e la lealtà reciproca.

Mi sono ritrovato a pensarci in molte situazioni in cui mi sembrava di non avere le qualifiche giuste per fare quello che stavo cercando di fare. La storia non dice che i grandi risultati richiedono grandi eroi. Dice che richiedono persone che continuano ad andare avanti anche quando sarebbe più comodo fermarsi.

Lo rileggo ancora. Ogni volta trovo qualcosa che la prima volta non avevo visto.

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Francesco Sguotti

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Francesco Sguotti

Performance marketer e web developer a Monselice. Lavoro su campagne Meta e Google Ads, sviluppo siti e software, studio Computer Science a Padova. Scrivo di quello che faccio, imparo e penso.