Sono il tipo di persona che pianifica, misura e ottimizza quasi tutto, a partire dal tempo. Eppure frequento una scuola di ballo, salsa e bachata. Ci vado per migliorare la tecnica, certo. Ma soprattutto perché la vita è meglio se ballata a tempo di musica caraibica.
Il contrario di un piano
Nella salsa e nella bachata chi guida comunica con il corpo: la pressione di una mano, la direzione delle spalle, il ritmo dei passi. Non c'è un copione da seguire. C'è un dialogo in tempo reale in cui devi rispondere a quello che succede, non a quello che avevi previsto.
Per chi è abituato a strutturare tutto in anticipo è come imparare una lingua senza grammatica scritta. Ascoltare la musica, sentire la persona con cui balli, tenere il tempo e scegliere il passo successivo, tutto insieme. Quando riesce, anche solo per pochi secondi, è una sensazione che non somiglia a nient'altro.
Il disagio che senti quando non sei bravo in qualcosa è il segnale che stai imparando. Sentirsi sempre competenti è un segnale di fermo.
Presenza, non attenzione
Il ballo mi ha fatto notare la differenza tra attenzione e presenza. L'attenzione si divide: puoi seguire tre cose insieme. La presenza no: sei qui, adesso, tutto intero. Ballare chiede presenza.
Ho cominciato a portarmi questa distinzione anche nel lavoro. Le ore di analisi in cui sono davvero presente, senza notifiche e senza fare altro, producono idee che in modalità multitasking non arriverebbero. Non è una questione di efficienza: è la qualità del pensiero.
Una scuola che fa incontrare persone
Una scuola di ballo è un posto curioso: persone di età, mestieri e storie diverse che si fidano l'una dell'altra nel giro di una canzone. Per uno che ha contribuito a fondare un'associazione nata per far incontrare sconosciuti, l'effetto è familiare. Anche il ballo crea le condizioni per incontri che altrimenti non succederebbero.
E rompe un po' lo stereotipo dell'analista freddo. Che in fondo è anche il motivo per cui ne scrivo qui.