QUADERNO FUORI DAL LAVORO 8 MIN DI LETTURA

Come si crea un gruppo da 50 persone partendo da zero (in montagna)

L'Associazione Giovani Montanari non era pianificata. È nata per far incontrare persone che altrimenti non si sarebbero mai conosciute. Come è cresciuta, cosa ho imparato organizzando escursioni — e perché continua a sorprendermi.

Francesco Sguotti

FRANCESCO SGUOTTI

8 dicembre 2025

Il gruppo dell'Associazione Giovani Montanari in cima a una vetta
Associazione Giovani Montanari — una delle escursioni estive

Tutto è iniziato con una conversazione banale. Era il 2022, avevo 18 anni, e mi lamentavo con un amico del fatto che a Monselice e dintorni non ci fosse molto da fare per i giovani che volessero stare fuori ma non necessariamente in discoteca. Lui mi ha risposto che la montagna c'era, ma che non conosceva nessuno con cui andarci. Io conoscevo qualcuno.

La prima escursione l'abbiamo organizzata in tre giorni, senza nome, senza logo, senza associazione. Otto persone, una cima delle Dolomiti bellunesi, zaini carichi di cibo in eccesso e nessuna esperienza organizzativa. È stata una delle giornate più belle che ricordo.

Perché la gente si unisce a un gruppo

Nei mesi successivi ho organizzato altre uscite, ogni volta con qualche persona in più. Ho iniziato a capire una cosa fondamentale sulla psicologia dei gruppi: le persone non si uniscono a un gruppo per l'attività. Si uniscono per le persone che già ci sono.

La montagna era il pretesto. Il vero prodotto era l'incontro con altri giovani — spesso informatici, ingegneri, qualche studente di medicina — con cui condividere qualcosa di faticoso e bello. I legami che si formano durante una salita di quattro ore non si replicano nelle situazioni sociali normali. Il disagio condiviso, l'obiettivo comune, la distanza dai telefoni: tutto questo crea qualcosa che non si costruisce a tavolino.

Non stavo organizzando escursioni. Stavo creando le condizioni perché persone che non si sarebbero mai incontrate si conoscessero. Era ingegneria sociale nel senso più letterale — e più positivo — del termine.

Da gruppo informale ad associazione

Quando il gruppo ha superato le trenta persone, ho capito che gestirlo in modo informale non sarebbe stato sostenibile. Ho fondato l'Associazione Giovani Montanari con uno statuto, un direttivo e un metodo di organizzazione delle uscite. Non per burocrazia, ma perché un'associazione formale permette di prendere decisioni in modo condiviso invece che centralizzato.

Oggi siamo oltre 50 iscritti. Le escursioni sono diventate più strutturate: pianificazione dei percorsi, valutazione della difficoltà tecnica, gestione degli equipaggiamenti, comunicazione preventiva sui dislivelli. Ho imparato a fare il project manager senza saperlo fare.

Quello che questo mi ha insegnato sul lavoro

Organizzare un gruppo di 50 persone, gestire aspettative diverse, comunicare in modo chiaro quando le condizioni meteo cambiano e bisogna modificare il piano: sono tutte competenze che uso ogni giorno anche con i clienti. La differenza è che in montagna i feedback arrivano subito e senza filtri.

Ho imparato che la chiarezza è più gentile dell'ambiguità. Che dare informazioni in anticipo — anche se il messaggio non è quello che la gente vuole sentire — è sempre meglio che scoprirlo all'ultimo momento. Che le persone seguono volentieri chi è preparato e diretto, non chi è perennemente disponibile ma vago.

Perché continuo

Qualcuno mi chiede perché continuo a organizzare escursioni gratuitamente, nel poco tempo libero che ho. La risposta onesta è che ci guadagno qualcosa che non ha prezzo: vedere persone che non si conoscevano diventare amici nel corso di una giornata. È il tipo di impatto diretto e misurabile che trovo in poche altre cose.

L'estate prossima abbiamo già quattro uscite in calendario. La lista d'attesa è aperta.

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Francesco Sguotti

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Francesco Sguotti

Performance marketer e web developer a Monselice. Lavoro su campagne Meta e Google Ads, sviluppo siti e software, studio Computer Science a Padova. Scrivo di quello che faccio, imparo e penso.