La montagna per me c'è sempre stata: ogni estate lunghe camminate, il più lontano possibile da uno schermo. A un certo punto mi sono accorto che quella passione poteva servire a qualcosa di più di una bella giornata. Così, insieme ad altri, ho fondato l'Associazione Giovani Montanari: un gruppo che organizza viaggi ed escursioni in montagna tra ragazzi.
Lo scopo è chiaro fin dall'inizio: creare legami tra persone che altrimenti non si sarebbero mai conosciute. Oggi siamo più di cinquanta iscritti, in gran parte nerd, informatici e ingegneri.
La montagna è il pretesto
Le persone non si uniscono a un gruppo per l'attività. Si uniscono per le persone che ci trovano. La montagna funziona benissimo come pretesto perché toglie di mezzo tutto quello che di solito rende difficile conoscersi: niente tavoli, niente telefoni, un obiettivo comune e un po' di fatica da condividere. Dopo qualche ora di salita si parla in modo diverso.
Non organizziamo escursioni. Creiamo le condizioni perché due sconosciuti, alla fine della giornata, abbiano voglia di rivedersi.
Perché tanti informatici
Non è un caso che il gruppo sia pieno di persone che passano la giornata davanti a un computer. Chi lavora con il codice ha spesso un gran bisogno di staccare e, a volte, meno occasioni per conoscere gente nuova fuori dal lavoro. Una salita insieme risolve entrambe le cose. E poi una cosa ci accomuna: amiamo preparare tutto, dal percorso al dislivello al meteo.
Cosa mi ha insegnato sul lavoro
Organizzare uscite per un gruppo numeroso significa gestire aspettative diverse, valutare difficoltà e rischi, comunicare in anticipo quando il piano cambia. Sono le stesse cose che servono con i clienti, solo che in montagna il riscontro arriva subito e senza filtri.
La lezione più utile: la chiarezza è più gentile dell'ambiguità. Dire le cose in anticipo, anche quando non sono quelle che le persone vorrebbero sentire, è sempre meglio che lasciarle scoprire all'ultimo momento.
Perché continuo
Lo faccio gratis, nel tempo che resta tra lavoro e università. Il motivo è semplice: vedere persone che non si conoscevano diventare amiche nel giro di una giornata è una delle cose più belle che conosca. È il genere di impatto diretto che cerco in tutto quello che faccio.